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giovedì 22 maggio 2008

Il Passatore di Margantonio parte 3.



E concludiamo i racconti del Passatore di Antonio con la sua prestazione del 2005, vi ha già anticipato in un commento come va a finire e se non lo avete ancora letto, meglio così, leggete questo racconto e avrete imparato che la corsa è un continuo dibattersi tra gioia e dolore, migliorarsi e lasciar perdere, una continua altalena a cui non sappiamo sottrarci. Buona lettura.



Il mio racconto del Passatore 2005 deve per forza partire dal punto dove si era interrotta la splendida avventura del maggio 2004.

Taglio il traguardo per la terza volta, a distanza di nove anni, con un tempo da sogno 9:09’ 17’’ senza nessun rimpianto, ho speso 5 mesi di preparazione fisica e mentale per raggiungere quest’obiettivo, ho trovato tanti amici che mi sono stati accanto nei lunghi allenamenti al Parco del Cormor, ma la gara l’ho condotta in solitudine dal primo all’ultimo km, anzi non in solitudine ero accompagnato dal mio sogno.
Ora l’appuntamento è per il prossimo anno con una certezza: partire, arrivare e crederci.
Si può ancora migliorare.

Tutta la primavera è stata scandita da allenamenti e gare condotte in funzione di quella possibilità: si può ancora migliorare!
Ho incrementato il numero dei km percorsi in gara riducendo i ritmi, a parte la splendida maratona di Salsomaggiore, non ho tirato fuori grandi prestazioni cronometriche; ho provato per due volte la tenuta sulle sei ore (ad Alzano Lombardo e Mareno di Piave raggiungendo 66 e 73 km), credendo che in questo modo potessi correggere i dettagli che nella passata edizione erano mancati alla perfezione.
Sono giunto alla vigilia della gara tranquillo, tutto era a posto, morale a mille, condizioni fisiche ottimali, neppure un accenno di male fisico mi aveva intaccato negli ultimi mesi e pure la mia convivenza con il dolore al tendine di Achille è diventata pacifica.
Tutto a posto sino a sabato mattina, il giorno della gara, quando ritrovandosi alla partenza da Udine, l’organizzatore del pullman dell’UOEI ci ha ricordato che sarebbe stata una giornata calda, di essere prudenti.
Già da quel momento nel mio intimo ho cominciato a capire che il sogno iniziato l’anno precedente non poteva ritornare a farsi vivo nella mia notte del Passatore. Ho finto di crederci fino all’arrivo a Firenze, l’aria condizionata dell’autobus non faceva avvertire la incredibile calura che c’era fuori.
Chi ha potuto confrontare la mia tensione del 2004 con quella di quest’anno nelle ore che precedono la partenza avrà notato che mi ero arreso già prima di partire.
Mi ero arreso non alla paura della fatica, non ai tanti km da correre, non alle tante ore di solitudine da affrontare, non alla salita che tanto odio (una volta all’anno e solo per il Passatore 15 km si possono fare), mi ero arreso a Fratello Sole e Sorella Afa e Umidità.
Mi rimaneva solo di cercare di cadere avendo almeno provato a combattere: quest’anno il mio obiettivo non era di arrivare a Faenza a tutti i costi, inutile negarlo, era di arrivarci prima di mezzanotte.

Alcune note sulla parte organizzativa:
si dà per scontato il fascino della gara in sé, come pure le inevitabili ipocrite ed inapplicabili regole stabilite dal regolamento sul divieto di farsi accompagnare e di ricevere assistenza fuori dallo spazio adibito ai ristori.
Sarà che quest’anno mi sono ritrovato nelle prime posizioni, ma per esempio all’ingresso di Borgo San Lorenzo non ho visto le lunghissime code di auto degli anni precedenti, invece mi hanno fatto più paura lungo la discesa la incoscienza di molti ciclisti e motociclisti che affrontano a velocità pazzesche la strada senza tenere presente la propria e la altrui sicurezza: capisco che sia una bella sensazione lasciarsi andare a 80 km/h in discesa, ma dietro la curva non si sa chi ci possa essere, specie di notte.
I ristori posizionati come al solito abbastanza bene per la tipologia della gara, avevano la sola pecca di avere a disposizione bevande “calde” sarebbe bastato preparare i bicchieri all’ultimo minuto, gli spugnaggi invece direi decisamente insufficienti, con questo caldo bisognava avere a disposizione più postazioni, più acqua e più spugne che si sono esaurite dopo i passaggi dei primi.
In un paio di punti ho visto una vaschetta da 10 litri poggiata per terra riempita a metà, mi è venuto da chiedermi: ma lo sanno che dopo tante ore di cammino-corsa piegarsi per raccogliere l’acqua con le mani diventa un’impresa titanica?
Per fortuna che invece erano numerose le fontanelle pubbliche e “le fonti private” messe a disposizione dagli abitanti delle località attraversate.
Non avrebbe guastato lungo il percorso, specie nelle ore diurne, una maggiore presenza di staffette che vigilassero sulla possibili problematiche legate al caldo eccessivo: io ma anche tanti altri abbiamo avuto momenti di malessere fisico senza alcuna via di scampo, senza la possibilità di chiedere aiuto almeno fino al ristoro successivo (lascio immaginare cosa possa significare dover camminare per 2-3 km in cattivo stato).
Ultima nota stonata: le docce. Congelate, come mai ho provato nella mia vita, e qualcuno degli addetti ai massaggi aveva anche il coraggio di dire che fa bene.
Ho avuto modo di sostare per circa un’ora a Marradi in attesa dell’autobus-scopa che mi riportasse a Faenza: ho avuto modo di verificare la grande abnegazione e impegno degli addetti ai massaggi che tentavano di rimettere in sesto fisico e morale i muscoli e la testa di tutti coloro che colà si fermavano alla ricerca di energia per poter portare a termine l’impresa.

Tornando alla mia gara, cosciente dei 35°C della partenza in Firenze, ho tentato un avvio tranquillo, in compagnia di ultramaratoneti di sicura tenuta (Luca Zava, Marco Cattaneo), lungo la salita di Fiesole l’asfalto era rovente, e non in senso metaforico, sembrava che le fiamme dell’inferno ci stessero raggiungendo, il refrigerio dell’acqua con la quale ci si riusciva a bagnare durava solo pochi minuti.
Nel tratto successivo fino a Borgo San Lorenzo ho lasciato andare le gambe ma sempre in sicurezza tanto è vero che sono transitato con 18 minuti di ritardo rispetto allo scorso anno, ma soprattutto con la percezione che sarebbe stato difficile correre la salita della Colla.
Sono transitato accanto al pullman dell’UOEI dove c’erano i miei amici udinesi senza neanche fermarmi, per non avere tentazioni, ho dato giusto un cenno, un cenno che ho ripetuto poi a Luisanna Lopez posizionata come al solito all’inizio della salita (stessa spiaggia, stesso mare), voleva essere un cenno di saluto, era già un cenno di resa.
La salita che l’anno scorso avevo quasi completamente corso, ho dovuto in molti tratti camminarla, vedere Enrico Vedilei (il vichingo) pure lui stroncato dal caldo sulle rampe della Colla mi ha ancora di più convinto che non era cosa.
Ho raggiunto la vetta, perché si doveva, almeno tre volte mi sono dovuto fermare ai margini della strada, appoggiarmi al guard-rail per “fermare il mondo” che girava più veloce del solito.
Ho raggiunto la Colla (per i neofiti, si tratta del punto più alto del percorso con i suoi 913 m ) con quasi un’ora di ritardo rispetto all’anno scorso, ormai avevo fallito, ritirasi sarebbe stata la decisione più saggia, per l’orgoglio personale, per la salute fisica ma…come fare a scordare che qualche anno fa a mezz’ora da un ritiro sempre sulla Colla dopo aver consegnato il pettorale la testa aveva ritrovato le motivazioni per continuare?
Ho deciso di riposare un po’ e vedere l’evoluzione degli eventi; vedere Roberta Elia, giungere in vetta, anche lei afflitta (continuava a ripetere che sarebbe stata l’ultima volta che correva il Passatore), mi ha dato un minimo di speranza, attaccarmi a lei, alle sue trecce bionde, confidando nella sua ormai sicura capacità di affrontare una seconda parte di gara in progressione.
Ho atteso che si sistemasse ed insieme abbiamo affrontato la discesa.
Acc!!!! Dovrei dire abbiamo affrontato i primi 200 m di discesa perché poi una fitta fortissima mi ha intaccato il fegato, ho salutato Roberta augurandole di completare la sua impresa (ed in effetti c’è riuscita splendidamente chiudendo al 4° posto assoluto con un tempo di 11:18’) e allo stesso tempo salutando il mio Passatore; mi sono trascinato fino al km 65, a Marradi affrontando la discesa con tratti di cammino e corsa. “Partito da Firenze è giunto a Marradi in 7 ore 48minuti” recita il diploma consegnatomi, nel certificato scritto nel mio intimo c’è scritto invece trascinatosi fino a Marradi, sconfitto da un avversario che era imbattibile: il caldo.
Non poteva servire nulla oggi per cambiare gli eventi, non serviva ricorrere a chi mi aveva detto di pensarla nei momenti di difficoltà, non serviva risvegliare l’orgoglio contro chi tante volte mi ha ripetuto l’inutilità di questa gara, ora bisogna fermarsi un momento, basta qualche giorno e da questo stesso luogo dove annoto la mia sconfitta lanciare la rivincita per il prossimo anno.

12 commenti:

Alessandro ha detto...

Solo grande ammirazione: da questi racconti emerge l'UOMO che sa sognare, che sa soffrire, che sa emozionare.... GRAZIE Antonio!

Daniele ha detto...

Sinceramente faccio davvero fatica a comprendere il significato e il senso di una corsa simile perché ritengo già una maratona una sfida incredibile ed appassionante con se stessi. Però nel contempo ho profondo rispetto con chi si cimenta in qualcosa di così sovrumano. Vai Antonio con la tua rivincita, in bocca al lupo!


P.S.
Giampy, che ne dici di pubblicizzare anche qui il bel lavoro che ha fatto Bibe con il sito che raggruppa i nuovi post di ogni blog?

giampy ha detto...

Anche io faccio fatica come te Daniele a capire quanto e come ti esca fuori la spinta e la motivazione per affrontare tali avventure. Ed è per questo che sabato 31 sarò lì davanti a loro per cercare di capire qualcosa in più che possa farmi ammirare di più loro, se ancora ce ne fosse bisogno, e per insegnare qualcosa a me ed in questo caso c'è molto.
Ps Dani, ne ho parlato prima con Bibe, è impegnato al lavoro ma stasera farà un post da mettere qui in cui spiega bene tutto, dopodichè metterò il link, intanto chi ci legge può mandare una conferma a bibe se non lo ha ancora fatto.

Anonimo ha detto...

ciao , il passatore non si inventa.
e' una brutta bestia. io penso che si arrivi in quella situazione per un inadeguato scarico e per i troppi km fatti.
ci vuol moderazione. quest'anno ti rifarai , sicuramente , sembra che il meteo dica che sara' freschino..
ci vediamo alla partenza.
Graniero vincenzo

Monica ha detto...

io non credo che cedero' alle sirene dell'ultra, ma riesco a capire cosa c'e' dietro la spinta a correre 100km, a spingere i propri limiti entro confini sconosciuti...la stessa spinta che mi porta sempre alla ricerca di altro, di altri mondi di altre emzioni. chi corre il passatore e le altre ultra hao una forza interiore sconfinata.

capisco antonio il senso di sconfitta. mentre ti leggevo lo sentivo dentro di me. ma non puo' ritenersi sconfitto chi tenta e lotta per essere sempre meglio di se stessi.

margantonio ha detto...

sappiate che quindici giorni dopo mi ripresi la rivincita in pista percorrendo 100 km in 8 ore e 51 minuti.
invece il Passatore non l'ho ancora più sfidato, nè ci sarò al via quest'anno. nel 2009 si vedrà.

Anonimo ha detto...

vieni dai...
si riprova tutti insieme...
come in una maratona la settimana prima fai scarico cosi' il passatore , ecco perche' 15 giorni dopo , da fresco ce la hai fatta.
era solo questione di testa e troppo stess. vieni non ne resterai male.
in bocca al lupo
graniero vincenzo

Ezio ha detto...

Grande Antonio nella gioia e nelle avversita' sei un grande!

Andreadicorsa ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Andreadicorsa ha detto...

Ciao Antonio, i tuoi racconti sono sempre bellissimi... sei così forte a correre e così bravo a scrivere che ti invidio sinceramente... il tuo racconto mi ha messo una paura tremenda, mi ha fatto sorgere 1000 dubbi sul fatto di essere o meno adeguatamente preparato, già prima di leggere i tuoi racconti temevo molto la corsa del Passatore, ora molto di piu'. Ma va bene così.... e' un peccato che tu non ci sia, ma sarà per l'anno prossimo

ugo ha detto...

Andrea non so se sia la tua prima o se ne abbia corse altre,personalmente "vanto" 2 ritiri,uno al mio primo tentativo nel 1997,l'inesperienza mi portò a correre troppo veloce il tratto di discesa dalla Colla,risultato gambe bloccate al 70°.L'altro ritiro è stato quello ormai famoso del 2005,mi rivedo perfettamante nel racconto di Antonio e l'ecatombe comune non mi mette paura ma mi fa capire che tutti abbiamo sbagliato ad interpretare non la corsa ma la giornata.Sereno quindi, hai sicuramente preparato bene il tutto, il P. va interpretato è vero ma se poi aggiungiamo le cose che conosciamo di noi e la determinazione che ci contraddistingue....ci si vede alla partenza!

Marco ha detto...

Mamma mia che brutta bestia questo Passatore...
Effettivamente si dice sempre di mare e montagna che vanno rispettati e "temuti"... Lo stesso vale anche per questa corsa...
Comunque l'idea malsana di farla, prima o dopo, che ho consolidato dopo il racconto numero 2 di Antonio non viene scalfita dalla terza parte... Anzi...
Grande Antonio!