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martedì 20 maggio 2008

Il Passatore di Margantonio parte 2


Il notevole numero di commenti che hanno avuto sia il post di Ugo che quello di Antonio sul Passatore, dimostrano quanto affascina questa gara e quanto affascina ascoltare chi riesce ad andare oltre le possibilità dei normali runners. Con questo capitolo il nostro Antonio racconta il suo Passatore del 2004, buona lettura!!



La mia avventura con il Passatore 2004 inizia sabato mattina di buon’ora, sveglia alle 04.30 per essere puntuali all’appuntamento con gli amici friulani dell’U.O.E.I. con i quali affronteremo il viaggio in autobus che ci porterà alla partenza in Piazza della Signoria a Firenze.
La nottata non è stata delle più tranquille erano anni che non provavo la tensione pre gara, quello stato d’animo che si prova quando sai di andare incontro a qualcosa di grande, di complesso che non vede in campo solo le tue forze fisiche ma anche la testa e tanti altri fattori esterni che potrebbero influire sull’evento che stai per affrontare.
Si, perché il Passatore non è una gara come le altre, innanzitutto perché è una 100 km ma anche perché si parte da Firenze nell’ultimo weekend di maggio alle 15.00 quindi in condizioni climatiche di solito di gran caldo, dopo poche ore ci si ritrova a quota 913 m sul livello del mare con temperatura e clima decisamente differente e con la notte che incombe sulla testa di noi podisti, la discesa inevitabilmente rischia di provocare danni alle gambe e soprattutto all’apparato gastro-intestinale, a causa del fresco e dell’inevitabile cocktail di cibi e bevande che ogni podista ingerisce lungo il percorso; terminata la discesa mancano ancora 30 km e lì veramente può succedere di tutto.
Ma veniamo al racconto del mio Passatore.
Il pranzo e l’attesa della partenza la vivo con tanti amici con i quali, è inutile dirlo, si parla solo della nostra prossima avventura, apprendo che sarà alla partenza anche Cosetta Benatti che dopo aver corso 5 maratone quest’anno solo tre giorni fa si è iscritta anche alla 100. Follia???!!!!
Ho curato la preparazione fisica, mentale e logistica di questa gara nei minimi dettagli, nulla penso che mi sia sfuggito, consegno le sacche che saranno portate sul percorso nelle varie tappe intermedie dall’organizzazione, in ognuna di esse ho riposto tutto ciò che mi potrebbe essere utile in caso di necessità.
Il cielo sulla nostra testa è decisamente nuvoloso, in direzione Colla di Casaglia (la vetta più alta della gara) siamo sicuri di non trovare più di 7-8 gradi di temperatura, a Faenza mi riferiscono che in mattinata pioveva. Se penso che uno degli spauracchi era la temperatura alta il primo pericolo è decisamente scongiurato; indosso pantaloncino e canotta traforata Podisti.net e mi avvio in Piazza della Signoria, vedo tanti amici, con i quali scambio saluti e in bocca al lupo ma sono estraniato dalla realtà, la mia testa è immersa nell’impresa.
Partenza prudente era la strategia, guai a lasciarsi prendere la gamba dall’entusiasmo, la salita di Fiesole subito mostra la sua difficoltà ma la determinazione, il vedere sulla strada il paese completamente colorato di bandiere della pace (scusate la mia divagazione extra podistica) mi fornisce ulteriori energie mentali; viaggio spesso accanto ad un ragazzo che sulle spalle reca la scritta Andorra, si tratta si di Campionato Europeo di 100 km ma vuoi che vi sia in questo piccolissimo stato un centokilometrista mi chiedo?
Al passaggio nel centro di Fiesole, assiepata di spettatori mi sento chiamare a gran voce e per nome, mi volto uscendo dal mio stato di concentrazione e scorgo Orlando Pizzolato (il vincitore di due maratone di New York per chi non lo conoscesse) che mi incita a gran voce, il mondo del podismo è fatto anche di questo mi dico, oggi è il nostro giorno di tutti quelli che sono su questa strada e un vero appassionato di corsa questo lo sa.
La strada dopo Fiesole comincia a scendere e diventa fondamentale prendere il giusto ritmo senza pensare naturalmente al cronometro ma cercando di ritrovare in se stessi quegli elementi che possano distrarre dallo scorrere del tempo e della strada; l’elemento fondamentale è sicuramente lo splendido paesaggio che ci circonda, le colline possono essere ammirate nella loro grandezza anche perché un leggero venticello ha spazzato via le nuvole che incombevano fino a poche ore prima e rende leggera la corsa.
Mi trovo a correre in un gruppetto di atleti stranieri provenienti chissà da dove, due presumibilmente dai paesi dell’Est intuisco dal loro modo di parlare ma preferisco non chiedere (e in che lingua poi) l’amico con la scritta Andorra, tre spilungoni dall’inconfondibile origine tedesca, lo si nota anche dal colore della maglia, insomma sono io lo straniero in questo contesto.
Borgo San Lorenzo si avvicina, lo si vede da lontano, al mio fianco una lunghissima fila di auto, camper e altri mezzi di accompagnatori, esalano fumi terribili (non mi dilungo sul problema della mancata chiusura al traffico, annunciata sulla carta ma mai applicata nella realtà), sento un giovane podista che appena raggiunto dice testualmente a due accompagnatori in bici:”Adesso ho bisogno di fare un tratto in bici”, rimango sbalordito, così senza ritegno, ma cosa ci fa questo fra noi faticatori della strada, si tratta di un intruso, di un fannullone che non ha neanche uno specchio in casa? E i suoi amici si sentono degli eroi nell’aiutarlo a commettere questa oscenità?
Fatto sta che all’ingresso in Borgo San Lorenzo me lo ritrovo davanti sul ciglio della strada in attesa di riprendere a correre, non gli risparmio un improperio coi fiocchi.
Il mio passaggio a Borgo San Lorenzo avviene in ottime condizioni fisiche e psicologiche, mi sembra che questi 35 km siano passati senza lasciare alcun segno, il transito è avvenuto in 2: 24’, al volo prendo dalla sacca che mi passano gli amici dell’UOEI ,che attendono vicino all’autobus il transito di tutti gli amici, una confezione di maltodestrine e mi accingo ad affrontare la salita della Colla, altre volte mi sono chiesto se provare a camminare o alternare passo a corsa, ora niente, si corre e basta, incrocio la compagna dell’amico Daniele Cesconetto in bici che mi dà un sorso d’acqua e mi dice che Daniele è poco avanti, concentrato al massimo affronto la salita ad un ritmo che sia equilibrato, che non mi faccia spendere eccessive energie, ma non mi faccia perdere anche molto terreno, quando intravedo in lontananza Daniele (amico di tante maratone) mi pongo l’obiettivo di raggiungerlo, e piano alla volta gli recupero qualcosa.
“Scolliamo” come dicono i toscani, cioè transitiamo sul Passo della Colla insieme in poco meno di 4 ore, non mi sembra vero, metà dei km sono alle spalle, la fatica ancora non si è fatta sentire, la carica è a mille e la parte del percorso più difficoltoso è superata.
Mi lancio in discesa a buon ritmo, qualche difficoltà mi provoca un leggero male alla milza che cerco di allontanare concentrandomi sulla respirazione; la mia porzione di cervello che è deputata alla “passione matematica” comincia ad elaborare dati, a fare calcoli su cosa possa succedere se il ritmo rimane costante, se cedo leggermente, insomma parte il conto alla rovescia, in fondo siamo in discesa sia fisica (nel senso di pendenza) che di km.
Al ristoro di Casaglia, indosso la maglia a maniche lunghe per mettermi al riparo dai rigori del fresco che si profila minaccioso nella lunga discesa che mi porterà a Marradi e dopo aver mangiato una fetta di pane e marmellata e fatto scorta di liquidi mi butto a capofitto nella discesa; anche stavolta cerco comunque di non esagerare, la strada fila ma bisogna gestire i muscoli delle gambe che potrebbero risentirne nel lungo tratto che mi separa dal traguardo al termine della discesa.
Ancora le ultime luci della sera mi fanno compagnia e quasi sono deluso perché in questa maniera mi perdo lo spettacolo che ho ancora nella testa di quando 10 anni fa transitai in questa zona e immerso nel buio della notte assistetti allo spettacolo delle colline circostanti in cui luccicavano le lucciole.
Ma dover rinunciare a questo significa che sono ben in anticipo rispetto a quella volta e facendo un po’ di conti anche sulla tabella che ho elaborato nella mia testa per poter realizzare il mio sogno: chiudere il Passatore in meno di 10 ore.
L’entusiasmo cresce con l’andare avanti dei km, cerco di prendere qualche intermedio, sfruttando le indicazioni dei pannelli al lato della strada, mi vengono i brividi, potrebbe accadere di realizzare qualcosa che non avrei neanche lontanamente immaginato, bisogna resistere però, è necessario allontanare ogni illusione, scendere coi piedi per terra e macinar km.
Poco prima di Marradi avverto una brutta sensazione, forse il freddo e l’acqua che ho bevuto hanno provocato problemi al mio intestino, inutile resistere, appena entrato in paese mi fermo un momento sul ciglio della strada e un conato di vomito mi assale, un paio di minuti, e tutto sembra passato.
Riprendo la mia corsa e sul ciglio della strada scorgo Emiliano Piola fermo confortato da amici, cerco di dargli un incoraggiamento al volo, ma mi fa capire che non ne ha più, mi dispiace tanto, ci siamo incontrati tante volte quest’anno nelle maratone primaverili ed è in condizioni smaglianti ma evidentemente qualcosa oggi è andato storto come peraltro deve esser successo ad un altro grande Claudio Leoncini che ho superato da qualche km anche lui in evidente crisi, faccio gli scongiuri e proseguo avanti.
Al settantesimo km, quando ormai la strada ha spianato e non mi avvalgo più delle sensazioni positive sia fisiche che mentali della discesa, un black out mi si presenta, improvvisamente mi sento venir meno le forze nelle gambe e in contemporanea la mia testa elabora pensieri negativi.
Ho bisogno di una grande forza d’animo per inventare una reazione: mi propongo di alternare corsa a passo, la strategia funziona per un paio di km poi il tratto di corsa si riduce mentre riesco a camminare abbastanza spedito.
Mi dico che non può cambiare tutto così d’un colpo, proverò a camminare per un po’ poi si vedrà.
Nella mia testa tutte quei pensieri positivi che avevano volato sino a pochi km fa si trasformano in sensazioni negative, il freddo comincia a farsi sentire, nonostante questo le gambe vanno di passo, ma non scatta la molla di riprendere a correre.
Cammino per un’ora e mezza, anche a costo di raggiungere Faenza di passo nessuno potrà togliermi la soddisfazione di tagliare il traguardo, ma il dannato spettro del Passatore è alle mie spalle, sta per prendersi il mio sogno: terminare entro le dieci ore.
Subisco passivamente il sorpasso di tanti podisti, recepisco senza reagire i loro incitamenti, solo nel momento in cui l’immenso Vedilei mi supera ho la forza di replicare con qualche parola, ma si tratta solo di orgoglio; non c’è niente da fare, bisogna solo tener duro e sperare che qualcosa cambi.
Faccio un po’ di conti andando di passo il mio sogno andrà a finire nel sacco dei ricordi delle avventure del Passatore Pelloni, non nella mia bacheca personale.
Con una forza d’animo di quelle dei momenti estremi mi dico che devo tentare di cambiare il corso delle cose, riproverò ad alternare corsa e passo; comincio con poche centinaia di metri correndo, mi guardo attorno cerco di badare alla strada buia, alle macchine che mi vengono dinanzi, guardo le colline che degradano verso la strada, le numerose lucciole che volano a pochi metri dal suolo, faccio di tutto insomma per distrarre la mia testa dalla tentazione di riprendere a camminare.
Và!!!!! Dopo un paio di km tutto improvvisamente ritorna ad essere positivo le gambe corrono la testa cerca di precederle, bisogna sfruttare al massimo il momento positivo, evito di fermarmi ad un ristoro per paura di perdere l’attimo fuggente, il mio sogno riprende a concretizzarsi, l’ombra malefica è rimasta alle mie spalle, nel cielo stellato, illuminato da una splendida luna mi appare una stella cadente che per diversi secondi solca il cielo: non esprimo nessun desiderio, il mio sogno si sta concretizzando lascio ad altri la possibilità di avvalersene.
Il passaggio per Brisighella in 7:55’ non lascia dubbi ormai sulla possibilità di raggiungere Faenza in tempo e neppure un leggero calo nel finale può impedire il realizzarsi del mio sogno.
Il cartello con l’indicazione dell’ingresso in Faenza non mi inganna, so che c’è ancora un bel pezzo di strada da fare, un podista mi supera, lo lascio passare senza reagire, non è contro gli avversari che sto lottando, nessuno in questa gara (a parte i primissimi) insegue l’avversario, tutti sono vincitori quelli che tagliano il traguardo, se inoltre si riesce a migliorare il proprio personale è un successo.
Piazza del Popolo accoglie me come tutti gli altri podisti che mi hanno preceduto e quelli che mi seguiranno.
Taglio il traguardo per la terza volta, a distanza di nove anni, con un tempo da sogno 9:09’ 17’’ senza nessun rimpianto, ho speso 5 mesi di preparazione fisica e mentale per raggiungere quest’obiettivo, ho trovato tanti amici che mi sono stati accanto nei lunghi allenamenti al Parco del Cormor, ma la gara l’ho condotta in solitudine dal primo all’ultimo km, anzi non in solitudine ero accompagnato dal mio sogno.
Ora l’appuntamento è per il prossimo anno con una certezza: partire, arrivare e crederci.
Si può ancora migliorare.Sarebbe ingiusto citare solo alcuni degli amici che hanno vinto la loro gara, rischiando di dimenticarne altri: ma una eccezione va fatta per tutti quelli che hanno esordito, che hanno per la prima volta provato le incredibili sensazioni di tagliare il traguardo della 100 km del Passatore!!

http://www.100kmdelpassatore.it/

11 commenti:

Andrea ha detto...

Complimenti Antonio, fantastico e avvincente come sempre il tuo racconto

Monica ha detto...

ma perche' quando leggo questi bellissimi racconti mi viene il magone e mi si annebbia la vista? ragazzi, io ho una reputazione da dura da mantenere...non fatemi fare queste figure.

antonio - TI VOGLIO TROPPO BENE!!

albertozan ha detto...

ecco...fregato...colpa tua Anto' ;)

franchino ha detto...

Antonio oltre ad essere un ottimo atleta è anche un bravo scrittore. Quoto Andrea e Monica... vabbè io più che volerti troppo bene ti ammiro molto ok..?! ;-)

ugo ha detto...

Diciamo le cose come stanno,Antonio non è un atleta "NORMALE",li chiamano "ELITE",sono quegli atleti che come per magia mettono le scarpette per la prima volta e vanno a "4",sono quelli che come Marco Olmo non possono essere spiegati ma considerati ed accomunati a noi solo per lo sforzo ed il carattere che esprimono.
La fatica è uguale per tutti,però, ed è di fronte a quella che si misurano le persone che corrono.Di Antonio ciò che impressiona in quel Passatore del 2004 non è il tempo,può far meglio il figliolo, ma la prova di carattere, è l'aver dimostrato che in qualche posto remoto, della propria mente o del proprio corpo,sia riuscito a trovare la sua riserva di energia e di orgoglio,credetemi su questo argomento, tutti, Campioni e Non siamo alla pari!!!

Ezio ha detto...

Il tuo racconto e' di quelli che restano dentro. Complimenti per la gara e per il racconto.

uscuru ha detto...

ke forza rega'...
ke storia rega'...
MITICO MARGA!!!!

margantonio ha detto...

Adesso siete voi a far emozionare me con i vostri complimenti.
E' inutile nascondere che vado orgoglioso di quella gara che avevo preparato bene ma che avevo veramente corso col cuore. Le sensazioni, i pensieri descritti nel racconto a freddo sono solo una parte di tutto quello che può passare in 9 ore passate in solitario, con inenarrabili momenti di euforia che si alternano a momenti di crisi e disperazione.
...e se volete sapere la verità l'anno succesivo mi preparai ancora meglio ed avrei fatto sicuramente meglio se una giornata torrida non avesse vanificato tutto. mi rifeci con 400 giri di pista in 8 ore e 51' minuti...

margantonio ha detto...

Caro Ugo, non mi ritengo e non sono un "Elite", la mia prima maratona l'ho corsa in poco meno di 4 ore; riconosco di avere innate capacità di recupero elevate e di sopportazione della fatica (forse) superiori alla media...ma soprattutto una certa dose di follia che in queste "imprese" di certo non guasta.

ugo ha detto...

Vecchio pirata....nel 2004 c'ero pure io ed ho chiuso con il mio migliore in 10 h 22' , ergo m'hai rifilato 1h e 13' per l'appunto. nel 2005 c'ero ancora pure io e mi sono ritirato al 52° di Casaglia.Ti ricordi siamo partiti con 37° da Firenze e ci hanno lasciato dopo vetta alle Croci fino a Borgo senz'acqua,pure quella l'abbiamo vissuta ed allora? mi farà un immenso piacere conoscerti perchè c'è una grande verità nelle cose che dici,nella quale riconosco te,me e tutti quelli che dopo.... invece di accendersi una sigaretta si alzano e vanno a farsi 2h di corsa. Come si dice a Roma: "Se nun so matti nun ce li volemo"!
Gli anni pari al Passatore portano bene,io parto,dammi pure 1h,tu finisci sotto le 9 ed io sotto le 10 e la domenica brindiamo, rinnegando il "mai più" del traguardo progetteremo il prossimo anno.
PS lo sai dove hai sbagliato nel 2004 vero?sai anche che tipo di crisi hai descritto nel tuo racconto, vero?Faccio il "dentaro", se vuoi dare un minimo di dignità alla bassa manovalanza che produco puoi definirmi come uno che si interessa di chirurgia orale ma in realta la mia passione nel corso degli anni è stata studiare fisiologia umana "sotto carico" applicata prima al sottoscritto e poi ,perchè costretto, agli altri.I non sono abilitato a parlare ma se consulti qyalsiasi medico del settore ti darà le stesse risposte.
I GRASSI BRUCIANO NELLA FORNACE DEGLI ZUCCHERI!!!Ciao Anto'!

Marco ha detto...

Antonio, se, come spero, un giorno provero' il Passatore sara' anche grazie a questo tuo racconto fonte di ispirazione ed esempio di grande cuore!
Mito!
Marco